LIDIA GUERRIERI

Alcune poesie
NON CI VERRANNO DATE LE PAROLE
Non ci verranno date le parole
per il nostro mistero,
e dei pianeti e delle pulci d’acqua.
Sulle cime e sui tetti, il tremolio
sfinito delle stelle
parla di una stanchezza senza fine,
lacrime fra le ciglia della notte,
lamento senza voce
di un universo inquieto
che se stesso trascina per cascate
di millenni e di forme, consumandosi,
e non conosce pace
nemmeno quando tutto si fa polvere,
ché la trascina il vento
né sa perché o fino a quando o dove.
*
CIELO DI LUCE E VOLI
Cielo di luce e voli,
nello spazio sui cerri mentre l’ora
inclina nell’azzurro della sera;
e mi riporta dentro
la brezza trasparente che a Marina
faceva vele delle tende ai vetri
ed arrembava i travi irregolari.
E le rondini! Onde, alta marea
di rondinelle in festa
che sfrecciavano a raso di finestra
sui fili della luce allora appesi
da casa a casa, e nel trillo vicino
si annegava il brusio dei passeggianti
di là dall’arco che scendeva al mare.
Le comari per strada, avanti gli usci
aperti al Maestrale;
cerchi di sedie, pietre fresche d’acqua
e nonna mia col capo ciondoloni,
nel suo bianco letargo ; noi bimbetti
scalzi e vocianti intenti al nascondino.
Lassù, fra i tetti delle vecchie case
un gran fiume turchino in cui le stelle
si preparavano a salpare al largo.
*
A ROMINA
La mia poesia è tutta nei tuoi occhi
d’edera e di corimbo,
sulla tua pelle
che a lattice di luna eguaglia il lume,
piccola donna mia che tutto sai del mondo
e di cui il mondo non conosce il nome!
Sbircia, il mio verso,
per l’usciolino schiuso del sorriso,
dentro gli orti leggeri del tuo cuore,
dove tu benedici cespi azzurri di spigo,
ciuffi bambini di menta e di timo,
tra grovigli di more polverose,
nell’arruffato, piccolo giardino
traboccante di rose.
E tu, rosa d’Inverno,
che dolce vieni dentro la mia casa
come pioggia d’Agosto,
gran prodigio mi fosti! e non so come
mi venne dato bene sì giocondo,
piccola donna mia!
che tutto sai del mondo
e di cui il mondo non conosce il nome.
*
(Senza titolo)
Eppure sono antica quanto il mondo
io che alla vita ancora devo nascere!
Ebbi padre il frumento e madre l’acqua
quando fui pane di breve stagione,
e mi racchiuse l’uovo prima ch’io
mi ingloriassi di piume, o risalissi
in guizzo alle sorgenti delle origini;
caddero sotto il taglio le mie fronde
che il fuoco portò al cielo;
e camminai fra genti, e mendicante
chiesi pietà su quelle stesse vie
che con violenza avevo insanguinato.
Io, pensiero divino, io progetto
che ancora deve compiersi.
*
LA FARSA
È una farsa dal primo all’ultimo atto
la vita : gioca sporco né si cura
di fingere che non le sia premura
che tu abbia tutto ed io sia un mentecatto..
Nulla ci è dato uguale, tranne il fatto
che nasce come un verme ogni creatura;
poi… tu non sai cos’è una fregatura
ed io ho fortuna quanto in chiesa un gatto..
Né c’è mano di dèmone o di santo
che dolce chiuda a tutti noi le ciglia:
chi s’addormenta fra piume e compianto,.
chi muore in strada e, come un animale,
fra le sue pene, solo, si attorciglia…
neanche la morte – infame! – è a tutti uguale.
Lidia Guerrieri
***
4 risposte
Una poesia intima, un parlare a sé stessa, una constatazione amara della complessitã della vita e di ciò che ci circonda. La scrittura ha una sua ricercatezza, una eleganza colta e raffinata, sempre con la scoperta e l’uso della metafora più stringente. Così Lidia costruisce un ambiente dove il sentimento diviene religiosità, stupore, rappresentazione dei moti più nascosti del cuore e dove le sensazioni sgorgano fresche e brillanti, una dopo l’altra, come acqua pura di sorgente. Bellissima la poesia per la figlia Romina, da cui, insieme ad un amore infinito, traspare una ansia mai spenta di protezione materna. In definitiva una poesia che con estrema naturalezza lega l’anima ai misteri irrisolti del cosmo e dove il ricordo costruisce un mondo nuovo e interiore in cui trovano rifugio i timori e le asprezze della vita. Molto, molto brava.
…un parlare a ,se stessa…
Un diffuso senso di risentimento che invoca giustizia e il pessimismo di fondo che ne deriva, intridono i versi di Lidia che, in un unicum indissolubile, contengono sintagmi ricercati e frasi di gergo, ardue metafore e modi di dire consolidati, prosastico andamento d’eloquio e puntualità metrica.
E poi ci sono quelle aperture irresistibili di enfasi e di sentimento, segno di un affidamento incondizionato alla religione degli affetti famigliari.
Detto ciò, la sua poesia è di facile comprensione anche ai non addetti ai lavori.
In una, ahimè popolosa, deriva di autori che convalidano la loro scrittura poetica solo attraverso un linguaggio necessariamente criptico, quasi iniziatico, questa sua agevole intelleggibilità è una qualità rara e preziosa.
“Rara avis”, dicevano i latini.
grazie all’amico Lido che sa leggere nel mio cuore e grazie a Pasquale per avermi ancora una volta ospitata nel blog. E’ un momento decisamente triste e difficile per me…grazie a tutti….