Perché Glosse alla vita
La vita è un testo che si dispiega in una sorta di libro, in cui convivono forme, suoni, colori, parole, azioni: per ognuno di noi, esseri caduchi, precari, transeunti. Tuttavia non sempre siamo in grado di leggere questo libro che pur ci appartiene. O forse non vogliamo. Eppure il libro c’è, sta lì, si arricchisce giorno per giorno, ci invita, ammicca… Se accade di leggerlo, può capitare di annotarlo: con riflessioni, constatazioni, opinioni. Glosse, se vogliamo usare una voce nobile e antica; glosse che qui sono espresse prevalentemente in poesia. GLOSSE ALLA VITA, dunque.
professore pasquale balestriere

Pasquale Balestriere

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Lidia Guerrieri, Alcune poesie

 

LIDIA GUERRIERI

 

(Per la biografia si veda il post del 21 dicembre 2022)

*

LA MIA MUSA

Quando feci domanda
dissero che era tardi: niente Musa.
C’era solo una piccola creatura
che nessuno voleva perché nata,
come me, poco amabile e sdegnosa.
Mi guardò con rancore
e mai mi dettò un verso.
Si piantò immusonita in un cantuccio
e quasi controvoglia, con un dito
indicava talvolta una grondaia
tutta zuppa di cielo,
o una piccola nube corrucciata
o un ramo che si stropicciava gli occhi,
e in lieve camiciola
era già pronto al sonno dell’Inverno.
Nulla mi disse delle grandi frasi
che popolano i versi dei poeti,
nulla mi suggerì, ma nel suo sguardo
vidi piane bruciate e oscuri baratri,
e lo splendore della Primavera,
le stagioni dell’anima,
le ombre dell’Ade, il fuoco delle stelle
e l’infinita ricchezza dell’Uomo,
e sulle labbra lessi le parole
che non sapeva dire.

*

PER  HEIDI

(12 Maggio 2023)

Non ho parole a colmare il silenzio
né sguardi per riempire tutto il vuoto
delle tenere tracce del tuo andare.
Com’è deserta l’ombra del giardino
in questa prima sera senza stelle
in cui il tuo sguardo più non fora il buio,
né il manto fulvo si accende alla luna.
Quanto freddo nell’angolo svuotato
della tua cuccia di nanne e dolore!
Chi mi trascinerà fuori al mattino
nell’impazienza dei tuoi passi lenti
davanti ad ogni foglia, ad ogni fiore…
chi mi farà arrabbiare scorrazzando
da un giardinetto all’altro
e noi dietro-apri e chiudi- ormai San Pietro
di questa casa così silenziosa
ora che manca l’allarme innocente
contro il vicino che passava ignaro!?
Come ho desiderato il tuo partire
per spiagge senza sangue né paura,
di non vedere spengersi la luce
giorno per giorno nei tuoi occhi buoni,
come ho desiderato che finisse
la mia incapacità, il tuo calvario
che mi ha inchiodato sulla mia impotenza!
Io che ho dovuto farmi per te dio
tagliai il filo che ad Altri apparteneva,
perché tu andassi libera
senza obbligarti alla pena di vivere.

*

FIGLIA

Parlami col silenzio delle stelle,
quel filo di silenzio luminoso
che scende ad affondare le radici
dentro i campi sereni del tuo sguardo.
Lì è scritta ogni memoria di dolore
a lettere leggere, come tracce
di foglie sulla polvere, e ogni gioia
come su pietra è incisa. Perché tu
lasci agli argini, in ombra, i sassi scuri
aridi di ogni pena, e in pieno sole
pianti i bulbi dei giorni di allegrezza.
Si fa perciò ricchezza il tuo silenzio
che tutto vede e sa, tutto comprende,
tutto ricorda e tace, tutto accetta,
e quella leggerezza dell’esistere
che sboccia chissà come
fra le tue mani di edera aggrappate
fragili e forti al tronco della vita.

*

LEI

Lei, materna e terribile,
primo abbraccio, cuscino di silenzio
che il seme avvolge e di sé lo compenetra;
dea dai volti variabili,
dal piede argenteo e dalla corsa rapida,
che senza voce canta nenie antiche
e al vento innalza grida di furore.
Lei pietosa e carnefice,
che col suo pianto uccide e risolleva,
ausiliatrice infida, Musa artefice
che in secoli scolpisce e infrange e crea,
che sbrana le foreste, e per le dune
passa e lucente palpita sui fiori.
Lei dal seno abbondante e il ventre gelido
di ombre profonde e sepolcri abissali.
Sacra e divina, immensa e inafferrabile,
senza una forma e di ogni forma piena,
acqua, fonte del mondo, madre altissima.

Lidia Guerrieri

***

 

 

 

 

 

 

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