Perché Glosse alla vita
La vita è un testo che si dispiega in una sorta di libro, in cui convivono forme, suoni, colori, parole, azioni: per ognuno di noi, esseri caduchi, precari, transeunti. Tuttavia non sempre siamo in grado di leggere questo libro che pur ci appartiene. O forse non vogliamo. Eppure il libro c’è, sta lì, si arricchisce giorno per giorno, ci invita, ammicca… Se accade di leggerlo, può capitare di annotarlo: con riflessioni, constatazioni, opinioni. Glosse, se vogliamo usare una voce nobile e antica; glosse che qui sono espresse prevalentemente in poesia. GLOSSE ALLA VITA, dunque.
professore pasquale balestriere

Pasquale Balestriere

Questo blog è aperto a tutti i contributi ritenuti adeguati.

Sebastiano Vassalli, Due poesie

 

 

SEBASTIANO VASSALLI

Ironia, sarcasmo e vis polemica nei versi seguenti.

*

La poesia oggi

Ci sono persone ovunque, anche in questo paese,
Che siedono attorno a “tavole rotonde”,
Che prendono e danno premi, che scrivono
“La poesia oggi” oppure “la funzione del poeta”.

Della funzione del poeta non saprei dire nulla;
La poesia oggi – questa sì, io la posso indicare,
Sta nei grandi magazzini, nei settimanali illustrati,
Nella pubblicità al cinema, nelle facce della gente

Che vede le famose cortigiane, gli animali lussuosi e splendidi
Che instillarono nel cuore del “poeta” l’Ideale lontano,
Per cui in milioni morirono o delirando vissero,
Passare dalla saponetta al vinello toscano

All’abito già pronto, imprimersi in suggello
D’un amore lontano su birra o su profumo
Risciacquar pavimenti o sturare un lavabo
– La gente guarda e tace, entra al supermercato.

(sta in Alfonso Berardinelli, Franco Cordelli, Il pubblico della poesia, Nuova edizione, Castelvecchi Editore, Roma 2015)

*

Ed è subito festa

C’è tanta gente che scrive poesie, o per lo meno ne ha scritte.
Forse da ragazzo l’avvocato Agnelli Giovanni, quello della
Fiat, forse il presidente Nixon, sicuramente John Kennedy.
Suddividiamo dunque i “poeti” in tre categorie distinte.

C’è l’Ineffabile che scrive parole come usignolo, tormento,
L’Imponderabile che dice “la mutazione del clinamen”,
L’Irresponsabile che sperimenta nuovi grovigli sintattici.

A queste categorie  se ne aggiungono altre novissime:
Che pasticciano con colla altoparlanti trombette
Tubi gonfiati fiammiferi stelle filanti fonografi.

Tutti costoro per varie vie riforniscono del più perfetto
Alibi i vecchi ed i nuovi padroni, mostrando alla gente
Che ancora nel mondo si pensa ci si diverte si sogna

Si vive sragionando si soffre ci si tormenta trafitti
Da una sciatica, da un debito da un raggio di sole,
Ci si umetta il dito per computare lo spicciolo,
Senza conoscer né tori né fichi, ed è subito festa.

 

(sta in  Poesia degli Anni Settanta, a cura di Antonio Porta, con prefazione di E. Siciliano, Feltrinelli, Milano 1979)

Sebastiano Vassalli

*

Nota biobibliografica

Nato a Genova nel 1941, si trasferì a Novara, dove trascorse la sua vita. Laureatosi a Milano con una tesi dal titolo “La psicanalisi e l’arte contemporanea” -relatore Cesare Musatti- , si dedicò per qualche decennio all’insegnamento e, contemporaneamente, visse l’esperienza della Neoavanguardia. Indirizzò poi il suo interesse al giornalismo e soprattutto alla scrittura in prosa (narrativa). Morì a Casale Monferrato, 26 luglio 2015. Tra i suoi titoli più importanti: La notte della cometa.  Torino, 1984; La chimera, Torino, 1990; Marco e Mattio, Torino, 1992; Il cigno, Torino, 1993; La morte di Marx e altri racconti, Torino, 2006; Il robot di Natale e altri racconti, Novara,  2006; Un nulla pieno di storie, con Giovanni Tesio, Novara,  2010; Terre selvagge, Milano, 2014.

 

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