Luciano Domenighini, Alcune poesie

LUCIANO DOMENIGHINI

 

Alcune poesie

**

Foggiare ambisco un ordine, una forma,
un simulacro della dignità,
non tanto per lasciare di me un’orma
ma per avvicinarmi alla beltà.

Metro: quartina di endecasillabi a rima alternata.

*

FENOMENOLOGIA DEL SACRO

Sacre le linee nette di confine,
sacro il diritto giusto delle genti,
sacre le vette delle nevi algenti,
sacro il soffitto viola senza fine.

Metro: quartina di endecasillabi a rima incrociata.

*

BEATA INGENUITÀ

Credetti agli ideali ed agli amori
ch’hanno della speranza la virtù,
al sogno degli atleti e dei tenori
che non finisca mai la gioventù.

Metro: quartina di endecasillabi a rima alternata.

*

IL POETA INNAMORATO

Cerco nei grandi autori,
nell’Alighieri, in Pascoli, in Leopardi,
le nitide parole degli amori,
di quegli amori che non è mai tardi.

E come un bimbo in gioco,
ritrovo le chimere ed i castelli
nelle parole l’amoroso fuoco,
i teneri sorrisi e gli occhi belli.

Metro: due quartine dimetiche di settenari e endecasillabi a rima alternata.

*

ISPIRAZIONE

Cantiche intendo,
sparse fra terra e cielo,
liturgiche di musica follia.

Prodigo spendo,
magando lo sfacelo,
denari fuori corso di poesia.

Metro: due terzine crescenti a rime speculari 5A,7B,11C/5A,7B,11C.

*

NOTTE D’APRILE

Notturna brezza di fine aprile
carezza tiepida l’anima mia,
memoria vaga d’un campanile
ingaggia magica malinconia.

Lievi s’esalano remoti affetti
nell’alvo concavo del firmamento.
vani svaniscono gli antichi detti,
langue la fiaccola del sentimento.

L’onda si frange sull’arenile
in un’effimera calligrafia.
Dentro la tenebra primaverile
tinnula tange l’anima mia.

Metro:quartine di doppi quinari e rolliani a rima alternata, ABAB/CDCD/ABAB. 

Luciano Domenighini

***

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8 risposte

  1. Luciano è un maestro della quartina: essenziale nella sua naturalezza, fulminante, gnomica. La grazia che mostrano questi veri e propri gioielli di parole è unica, limpida, personalissima. Ne ho lette e apprezzate parecchie sulle diverse sensazioni e situazioni della vita, preziosi insegnamenti e lucide considerazioni. Da quanto qui proposto si intuisce lo spessore e la caratura del vero poeta che può, se vuole, dotato di fantasia e conoscenza non comuni, navigare a vele spiegate l’alto mare di ogni forma di composizione. Lo stimo e ammiro per questo.

  2. L’ho detto e lo ridico perché è quello che penso: Domenighini è uno dei pochi veri poeti che ci sono su FB. Non è uno che sta lì a scrivere stanze e poemi per dire cosa? Nulla che possa commuovere, o divertire, o insegnare, o far riflettere…o che magari ti prenda di sorpresa perché quel poeta ha perlomeno cambiato musica…!! Domenighini è stringato, non annacqua il niente con bottiglie di lacrime…è poeta che in quattro versi o poco più ti tocca l’anima e ti fa pensare , ti schiude mondi , graffia il suo j’accuse puntando deciso il dito contro quello che non va. E’ poeta vario, vivo, dai pensieri chiari , dai sentimenti genuini, che ti guida a guardarti dentro e a non distogliere l’attenzione dalla realtà con tutti i suoi chiaroscuri. Il tutto in forme brevi e curatissime come metrica, come lessico , come intreccio di rime. E mi pare che non sia poco.

  3. Tanta luce in così poco spazio. Le creazioni del poeta sono per me delle finestre, a uno o più battenti, tutte spalancate alla visione dell’altro nel totale rispetto di una proporzione estrosa e mai banale.

  4. Mi ha colpito il primo breve periodo del tuo commento, Assunta. Solo sei parole, che io trovo bellissime.
    Vorrei proprio che la mia poesia fosse così, come tu la descrivi.
    Grazie di cuore.

  5. Caro Luciano, mi associo al bellissimo commento di Assunta però un piccolo appunto te lo devo fare. Perché quel puntiglioso mettere a fine di ogni composizione il metro usato? Sembra un compito di scuola: “Fate un esempio di un sonetto a rima alternata , ecc., ecc.” . I testi sono belli di per sé e lo sarebbero ugualmente se ci fosse qualche piccolo o anche grande errore di forma. Giuliano Manacorda, nei pochi suggerimenti che mi diede, diceva: “Ma perché non sbaglia un pochino?” ritenendo forse che la perfezione fosse indice di artificiosità.

  6. La metrica, Carla, è una materia affascinante e io non è molto tempo che sto cercando di impararla. Forse è per questo che mi piace specificare il metro usato. Un vezzo da dilettante.
    Fosse solo questo il problema del mio scrivere poesie, ci farei la firma.
    In realtà, come tu noti, c’è una certa compassatezza nella mia scrittura, una ricercatezza un po’ ostentata che rasenta l’artificiosità.
    Devo lavorarci sopra e dare un po’ di anima ai miei testi.

    1. Caro Luciano, non ci siamo capiti o forse mi sono spiegata male. Le tue poesie vanno benissimo così, sotto tutti i punti di vista, e tu non devi cambiare assolutamente nulla del tuo modo di scrivere. Io suggerivo soltanto di togliere quella chiosa finale sulla metrica che fa sembrare il testo un compito di scuola. Il mio è soltanto un parere sul modo di presentare questi tuoi lavori che, da quel che vedo, riscuotono il plauso universale. Poi, naturalmente, devi fare come credi meglio. Infine l’affermazione che stai imparando la metrica è una fandonia bella e buona perché la sai alla perfezione. E allora non dico come Giuliano Manacorda “sbaglia un po'” ma ti esorto a non fartene una eccessiva costrizione .

  7. Cara Carla, ringrazio te, Lido, Assunta e Lidia per aver approvato le mie poesie.
    E ringrazio anche Pasquale per averle nuovamente proposte qui in Glosse alla vita che io trovo un sito letterario molto stimolante e di qualità.

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