LIDIA GUERRIERI

HISTORIA MAGISTRA VITAE?
( ode alcaica)
Si chiude il giorno, fitto di nuvole,
e mentre le ombre da oriente calano,
si piega nel vento radente
tremulo il verde dei nostri colli.
Di profetati ruvidi zoccoli
rintrona il rombo dentro le tenebre
che già del fiato belluino,
lorda “ la bestia” che corre a lato.
Le vesti straccia la Storia e cenere
sul capo sparge, del tutto inutile:
col sangue ringhia nelle vene
rosso lo spettro dell’Aggressione.
*
CERCHI
Per circoli molteplici procede
lungo piani diversi di coscienza
la scintilla che avanza e si raffina.
Perfecto, tutto a nuovo inizio torna;
non zoppica da un lato la natura ,
né può essere senza
che si allacci ogni buio ad altra aurora.
Da un cerchio all’ altro va la spinta all’ essere
e origine ogni cerchio ha da altro cerchio
che di un altro è motore,
come l’onda dal sasso generata
che altra ne genera ed è in sé perfetta.
*
UOMINI
Noi, che approdammo al rombo della Terra
dai corridoi dell’alto, o forse soffio
e polvere, smarriti ed a noi ignoti,
ci guardammo dintorno;
e l’armonia ci scosse, ed a domande
ci mosse la bellezza.
E c’incantò,
svelando a noi noi stessi, come seme
dell’ eterna scintilla.
Marchio ci fu d’origine farci arma
del numero, l’istinto di procedere
sull’orma d’oro della proporzione
sì che fiutammo il phi nel labirinto
ed incerti, e confusi, con cautela
dapprima, e certi poi, facemmo nostra,
riconoscendo avanti di conoscerla,
la misura del Padre nell’ordito
e nell’intera trama della tela.
*
(Senza titolo)
Non ci segna la rotta il vagolare
di oniriche ombre che a tratti ci nuotano
negli occhi, né ci schiarano il cammino
le sfibrate lampare della sera.
Appesi ad una sartia sfilacciata,
non c’è per noi dove poggiare i piedi
in un mondo che tutto brucia e svuota,
che boccheggia sfinito
da innumeri naufragi, ed a fatica
sta a galla sopra oceani di paure.
Pallido dei suoi eccessi, più non sa
centellinare il giorno né conosce
la pienezza dell’ora;
vela senza alisei,
rotto il filo che lo ancorava al Cielo.
Lidia Guerrieri
***
11 risposte
È proprio dei grandi poeti celare la propria sapienza letteraria in un linguaggio universale, che tutti possono comprendere.
Così è l’opera di Lidia Guerrieri, la cui scrittura poetica, chiara e immediata, nasconde una raffinatezza linguistica e una rifinitezza metrica non comuni.
Che meraviglia leggerla!
Il suo registro è molteplice: lirico, intimista, descrittivo, meditativo-filosofico ( come nei testi sopra riportati da Pasquale).
In qualche modo la poetessa toscana si può accostare a Leopardi, anche se lo stile è del tutto originale e autonomo.
Grazie Luciano, i tuoi commenti alle mie poesie sono sempre generosi 🙂
Cara “Leoparda” lo sai che ti stimo moltissimo ma mi manca la capacità di trovare le parole idonee ad uguagliare le lodi eccelse che ti fa Luciano. Però, per fortuna, accanto al pessimismo cosmico del recanatese tu possiedi anche una “vis comica” eccezionale che è il lato che preferisco di tutta la tua produzione non perché sia migliore dell’altro ma perché mi fa star bene al contrario di tutte le elucubrazioni filosofiche.
Una scrittura che va ben al di là dell’immagine, che nasce e si alimenta nell’intimo, che si interroga e ci interroga sul mistero della vita e dell’essere, nel filo che ci lega alla nostra irrisolta presenza su questa terra.. Sento in questi versi una religiosità che riconosco e condivido: la consonanza di un legame esistenziale con l’insondato mistero del tutto, dove l’ incertezza e la precarietà di ogni momento e perfino la prova del dolore diventano e sono fondamenti ineludibili del nostro vivere.
Grazie Lido…hai fatto bene a dirmi tutte queste belle cose sennò sai che muso lungo mettevo!!!! 😀 😀
Ringrazio tutti : Pasquale per l’onore di aver pubblicato queste poesie mie e voi amici che siete sempre generosi con me. Anche troppo. A Carla confesso che anch’io preferisco le cosette divertenti…ma se uno non si piange un po’ addosso e non fa il muso lungo …che poeta è !? E così, proprio a te , Carla, dedico questo sonetto che ho scritto in romanesco qualche anno fa. Il Romanesco mi piace proprio perché lo associo a qualcosa di allegro anche se non è sempre così. Preciso che io non sono di Roma, sono toscana, ma avevo cominciato a studiare il romanesco, mi ero presa la grammatica, il dizionario, tutto…ma il mio Maestro, il grande Caporuscio che aveva fiducia in me e mi seguiva davvero, morì dopo pochi mesi ed io dovetti mollare perché che me ne faccio dei like sui FB se qualcuno non mi corregge gli sbagli? Non sono di quelli che fanno collezione di like…io volevo imparare…Questa è corretta
.
CONSIJI VERI A FA’ ‘N VERO POETA
.
E che ce vò pe diventà “ poveta”
(come scriveva un tempo er granne Belli)!?
un calamaro, de spennà du’ ucelli,
e d’avè er grugno giallo de ‘n asceta!
.
Nun poi abbuffatte e puro esse poeta!
perchè sinnò ce piji pe li fondelli.
Né parlà chiaro. Li discorzi, quelli
o l’intorcini o sei un anarfabbeta.
.
Te devi lamentà!!!! er poeta vero
se piagne sempre tutto, nun ce piove!
Ogni su’ verzo è mezzo cimitero.
.
Ma è la licenza quella che fà tanto:
fà un politico onesto, fà pio ‘r bove
vergine ‘na mignotta e er Papa un santo.
Strepitosa Lidia, grazie. Delizioso sonetto ed anche estremamente veritiero. Ne aspetto altri. Grazie ancora.
Grazie Carla 🙂 Un sorriso ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno 🙂
Bel sonetto, con una strepitosa “pointe” finale.
Tra le altre, quella che più mi ha colpito è stata l’ultima, la “senza titolo”. Un componimento dalla visione alta, che cattura e incanta, con immagini che distinguono un qualcosa di sublime, pur raffigurando una deprimente realtà. E che dire poi del sonetto in romanesco! Credo sia un bell’esempio per distinguere e definire l’Arte, con quel saper proporre la realtà nuda e cruda con leggerezza, usando l’espediente giusto, il ridere di sé per indurre il fruitore a fare altrettanto.
C’è sempre tanto da imparare, e non solo dai componimenti di volta in volta proposti. Anche i commenti qui inseriti sanno offrire riflessioni costruttive e rendere piacevole la lettura. Grazie a tutti.
Grazie a tutti , siete troppo generosi con me.