EUGENIO MONTALE
Noi non sappiamo
Noi non sappiamo quale sortiremo
domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino
a non tocche radure ci addurrà
dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
o sarà forse un discendere
fino al vallo estremo,
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno; smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s’esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un’eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l’erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite
di stanchezze e di silenzi,
parranno a un fraterno cuore
sapide di sale greco.
(da Ossi di seppia)
Eugenio Montale
***
6 risposte
Una discesa lieve sul crinale della vita, una disamina malinconica dell’incertezza del vivere, della impossibilità di aprirsi ad un futuro di prevedibilità, dove forse brilleranno ancora gocce di una giovinezza smarrita e ancora desiderata, nel sapore lontano che porterà con sé il colore dei misteri del mare. Del sale greco. Bells poesia. Belle immagini.
…e il sale greco é qui la ricerca di ospitalità di condivisione della difficoltà del male di vivere.
…e il sale greco é qui la ricerca di ospitalità di condivisione della difficoltà del male di vivere.8ik
Piaciutissima 🙂 una poesia che è lamento dell’anima, insicura del suo domani, timorosa di perdersi nel buio, lontana dalla luce della giovinezza, della poesia, di tutto ciò che conta e che è bello. La paura di approdare in terre dove non si apprezza il dono del bel verso, e la speranza di poter conservare in sè e nelle sue carte la musicalità del mare, padre del ritmo e dei poeti, e che sopravviva qualcuno capace di intenderla e di apprezzarla.
Ben nove versi al futuro ( quasi tutti in seconda plurale) a scandire il tono profetico di questo “osso di seppia” il cui titolo prelude a quel clima di incertezza, così ben descritto, che seguirà alla vita.
Notevole l’ultimo periodo, quello delle “parole senza rumore” : a un tempo struggente ed elegante, è un piccolo capolavoro.
Anche a me questa poesia è piaciuta molto anche se non sono una grande estimatrice di Montale. Ma questo testo è “sentito” a fronte di altri un po’ costruiti del poeta e quindi doppiamente apprezzabile.