VINCENZO CARDARELLI
Alcune poesie
*
Autunno
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
*
Alla morte
Morire sì,
non essere aggrediti dalla morte.
Morire persuasi
che un siffatto viaggio sia il migliore.
E in quell’ultimo istante essere allegri
come quando si contano i minuti
dell’orologio della stazione
e ognuno vale un secolo.
Poi che la morte è la sposa fedele
che subentra all’amante traditrice,
non vogliamo riceverla da intrusa,
né fuggire con lei.
Troppo volte partimmo
senza commiato!
Sul punto di varcare
in un attimo il tempo,
quando pur la memoria
di noi s’involerà,
lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
concedici ancora un indugio.
L’immane passo non sia
precipitoso.
Al pensier della morte repentina
il sangue mi si gela.
Morte non mi ghermire
ma da lontano annùnciati
e da amica mi prendi
come l’estrema delle mie abitudini.
*
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
*
Abbandono
Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa, là, verso oriente.
Ma sono rimasti i luoghi che ti videro
e l’ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.
5 risposte
L’endecasillabo e il settenario, metri di nobile e collaudatissima tradizione, sono le misure guida delle narrazioni liriche di Cardarelli, composizioni polimetriche talora rese stringenti e sincopate da versi brevi ( quinario e senario) e tenute unite da un tono soffuso, esclusivo e raccolto, insieme struggente e disincantato, che dà loro omogeneità e unità di linea.
Questa cifra prosodica è la caratteristica distintiva della sua poesia, il dato stilistico che la rende inconfondibile.
Amo la semplicità (apparente) delle liriche di Cardarelli. Sempre congiunto in corpo e spirito con la Natura, con le sue manifestazioni, i suoi ambienti e animali, cioè con la vita. Bella la poesia sulla morte che lui vorrebbe annunciata, che si presentasse con dolcezza come una vecchia amica, rimasta sempre accanto, di lato. E per questo oso mettere una mia poesia sullo stesso argomento e con simile sentimento, fatta mesi fa. Ho 86 anni e il limite da cui più nessun viaggiatore ritorna si fa sempre più vicino.
MORIRE
Un attimo diviene eternità,
la goccia che ritorna al grande mare;
la guida, muta, la Necessità,
nel punto immoto in cui tutto scompare.
Svanisce il tempo, quel sottile inganno
che divide il domani dal passato;
le cose sono immobili e ristanno
nell’identico “ora” interminato.
Il sole della nascita e il tramonto
s’intrecciano in un unico ricamo;
non vale più cercare alcun confronto:
siamo la foglia e siamo pure il ramo.
In pace le apparenze si disfanno,
senza distanza, senza più dolore;
i secoli nel nulla se ne vanno:
stessa sostanza, senza alcun rum+ore.
Non più memoria; tutto è un sol momento
che di se stesso vive e in sé si chiude.
Ogni respiro, ogni più antico accento,
nel presente infinito si conclude.
Morire è solo chiudere una porta
per ritrovarsi nello stesso insieme;
la vita non è nata, mai è morta:
il frutto che ritorna al proprio seme.
Bella poesia, Lido. Profonda e sentita. Vera.
Belle poesie, ma il tema della morte immanente più si va avanti con gli anni più si presenta ossessivo. Luciano – che è il più giovane del gruppo – si sofferma sulla prosodia, gli altri su come affrontare questa nemica. E allora anch’io metto una mia poesia sull’argomento scelta soltanto per la sua brevità.
Stride il gabbiano abbandonando il mare
stride annusando l’aria ed è felice.
Andrà lontano in cerca di una terra
dove senza fatica avrà il mangiare.
La mia anima è un gabbiano stanco
che ha perso le sue penne nel volare
ma ancora cerca quella Fede invitta
che in silenzio la faccia avvicinare
senza paura all’ultimo suo approdo.
Per piacere almeno qui auspico una maggiore allegria!!!
Bei versi anche questi, di graffiante tristezza.