ASSUNTA SPEDICATO

Alcune poesie
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Istanti di eterno
Dal tetto di Roma al mattino, quando
il richiamo solitario del gabbiano scioglie
il sortilegio della notte, come ovatta sgranata
mi arriva il silenzio, e dentro
a sorpresa, nostalgie senza nome
in quella nebbia che illumina, il pensiero
si allunga, stende le dita, e lo sguardo
vertigina per scale di tetti, spicca
tra cupole e templi, dilata fin oltre le colline
al di là del tempo, dove l’indistinto si rivela.
Il sole asciuga lento le lacrime ai balconi
la nebbia man mano si perde nel riquadro.
Antiche colonne sorreggono angoli di cielo
per fiumi di turisti approdati anche quest’oggi
poi, rintocchi di campane
e il gabbiano torna in volo
randagio per Roma, come me
in cerca di fortuna.
*
Là dove festa non c’è
Tira fuori le vecchie scarpe,
le stesse che calzavi da bambino
quando l’asfalto fioriva di fantasia
e ti serviva poco
per convocare fate e fanti.
Dai luce alla tue finestre
come daresti cibo alla tua bocca,
ubriaca di ossigeno la sorella malinconia
non darle il movente
per rinviare a giudizio la bontà del convivio.
Riserva una sfumatura di speranza
alle parole che dovrai imbastire
a quel pensiero dal risvolto nero
e ai pugni chiusi procura manciate di riso
da lanciare in viso alla sorte presa in sposa.
Del tuo sorriso fanne un incantesimo
che si rinnovi all’alba con la meraviglia
arraffa la vita, datti gioia anima mia
giacché l’inverno preme, e sarai tu
a improvvisare festa, là dove festa non c’è.
*
Lasciare andare
Ritrovarsi al calar della sera
con le gambe già spese
costretti a rifare la via
a schivare le buche testate
i portoni da sempre costosi
e fermarsi al bivio svenduto
al banco degli amori in scadenza
con alle spalle la vigile ombra
inflessibile nel chiedere il conto.
Riprendere dai rami gelati
allorché li si credeva fioriti
prestarsi a scaldare la terra
dopo che s’era deposto il cappotto
e indossare smeralda frescura
per non scadere agli occhi dell’erba
per non tradire fino all’ultimo seme
impietriti dalla durezza dei solchi, così
impreparati al clima che muta
e tornare a sedere nel banco
a rivedere sagge formule algebriche
proporzioni tra cuore e ragione
per risolvere in pace le incognite
senza urtare contro parentesi chiuse.
E finalmente imparare a cadere leggeri
a consegnarsi come pagina in bianco
osservando non scritta la soluzione migliore
osservando l’amore nel riporre con cura
l’intero volume della storia finita.
*
La maternità di mio padre
(dedicato)
Prima della madre mi partorì il padre.
Quando amore gli concepì l’attesa
impiegò fiducia per misurare il tempo,
in animo immaginò le doglie e,
nel silenzio d’una preghiera, mi tenne
stretta al suo sorriso, avendo cura di celare
dietro lo sguardo, il calvario della sua vita.
Prima del suo tempo mi preparò la dote.
Non mi ha mai lasciata, nemmeno quando
pur di non gelare nel vestito dell’assenza
mi allontanai. Ma la vita è fatta di ritorni
inseguiti o perduti, e disuguali sempre
e sempre si ritorna a rivedere l’orma,
la forma dell’amore che ci sterrò la strada.
Dopo il sole la sua luce, come stella nella notte.
La maternità di un padre dialoga discreta
senza oscurare il sole, fa da cuscino ai sogni del bambino
e luce nei giorni più remoti. È un punto che si presta
a divenire stella, la distanza da cercare a notte fonda
per dare spazio all’anima, ed ascoltare ad occhi chiusi
il silenzio della voce che arriva chiara al cuore.
Assunta Spedicato
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8 risposte
La poesia di Assunta è una prosa lirica equilibrata e fluente, fortemente analitica, a tratti quasi speculativa, eppure eufemistica e mansueta, tutta disseminata com’è di sussulti e di dolcezze.
Un filo d’amore tenacissimo la percorre, la alimenta e, probabilmente. ne è la ragione.
E’ così, mi ci ritrovo. L’amore è parte indispensabile, sorregge il peso dei giorni ed io provo ad averne cura. Nel mio modesto scrivere c’è lo sforzo di essere vera, oltre ad una piccola dose d’incoscienza, e il tuo gradito commento mi aiuta a guardarmi anche dall’esterno. Grazie.
Una poesia… visionaria. Fatta più di immagini che di emozioni. Quasi una prosa poetica dove gli affetti, i ricordi, le consonanze si caricano e si colorano tuttavia di ripetute e spontanee originalità. Un mondo altro che manipola la realtà con l’onirica abbondanza del sogno.
Ammetto che hai ragione: i miei componimenti abbondano di immagini che in molti casi trascurano l’estetica emozionale, ma non sempre.
In tutta sincerità ho sempre pensato che la mia scrittura peccasse d’altro, e cioè del fatto che io scrivo di me e per me.
Sin dall’inizio ho cercato e trovato nella poesia un mezzo per resistere, oltre a un luogo nel quale sversare domande e concepire risposte. Un modo per far confluire l’energia impiegata nell’affrontare la durezza della realtà in una creatività espressiva, evitando così d’essere sopraffatta dal senso d’impotenza.
Ogni componimento è un viaggio interiore di cui conservo sì il ricordo, ma che istintivamente metto da parte con l’intento di andare oltre, e di attendere che il tempo faccia il suo lavoro. Non a caso, a volte, mi capita di rivedere un testo a distanza, come se, sanata la ferita, accarezzassi la cicatrice divenuta parte di me, constatando che di fatto fa meno male.
So bene che la poesia non può servire da sfogo, da lì il tentativo di elaborare, come in sogno, delle immagini meno crude, che provino in qualche modo a suggerire interpretazioni aperte a ulteriori significati. A volte ci riesco, altre volte no. Ma in effetti, questa mia propensione ad addolcire la realtà è un aspetto più volte sottolineato da chi mi legge con attenzione.
Come scrive il redattore di questo blog in uno dei suoi recenti post, lo stile del poeta non può e non deve rispondere solo alle indicazioni impartite da un maestro. Ciascuno plasma un proprio stile accordando esigenze ed esperienze. Un pensiero questo che condivido, al di là degli aspetti negativi messi in evidenza nei commenti rilasciati in risposta.
Caro Lido, ho apprezzato molto il tuo sincero giudizio che considero garbato e costruttivo. Mi hai generosamente fornito materiale per riflettere e, chissà, anche per migliorare. Di ciò ti sono grata.
Poesia delicatissima giocata tutta su immagini suggestive che trasformano la realtà in sogno. Si nota una maggiore padronanza della materia rispetto alla produzione precedente.
Ti ringrazio, sei gentile, ma come già scritto nella precedente risposta, a volte mi capita di sentirmi vicina alla poesia, altre volte no. Ma non me ne faccio un dramma, in fondo Lei è così, va e viene quando le pare.
Cara Assunta, non intendevo esprimere un giudizio di valore. Chi sono io per farlo? Ho solo evidenziato quello che i tuoi versi – questi versi – mi hanno trasmesso. In più li ho sinceramente apprezzati, sapendo che spesso è la poesia stessa a guidare il cuore e la mano. Una poesia che ho definito originale, e non mi pare poco. Condizione necessaria e spesso sufficiente perché vera poesia sia. Un caro saluto.
Ma no caro Lido, io ti sono sinceramente grata. Anzi, speravo in un commento spassionato come il tuo. Altrimenti ne varrebbe la pena, almeno per me. Ti stimo come poeta e intellettuale, perciò non posso non apprezzare le tue acute osservazioni. Ben vengano!