RIPRENDIAMO IL CAMMINO
CARLA BARONI

Carla Baroni, poetessa di Ferrara, assidua collaboratrice del nostro blog, ha pubblicato quasi quaranta sillogi di poesia, oltre a vari volumi di argomento letterario.
*
Notte d’estate, notte di falene
sotto un raggio di luna che smarrisce
le ombre fuggiasche al dondolio del vento.
Chi mi chiama laggiù? Una voce sento
tra i tabaschi ancor verdi nel rilento
sfrigolio delle auto sull’asfalto.
Sembra voce lontana, un lamento
di creatura palustre. Vien dall’acque
che qui scorrono antiche sotto terra.
Forse è un morto insepolto, un assassino
o un malato di peste abbandonato.
Ferrara dorme con i suoi misteri.
Anche i pesci sonnecchiano sul fondo
della fossa verdastra del castello.
Più alto della luna, là leggero
veglia danzando un ippogrifo bianco.
*
Canale buio di Venezia, il ponte
a scalinata sporge nella nebbia
come un gigante buono addormentato
e nel silenzio fondo baiadere
sembrano nella notte attraversarlo.
Hanno
alle caviglie e ai polsi sonagliere
che svegliano
i gatti intorno stesi sopra i pozzi
e gabbiani silenti in cima ai pali.
Assorto il cuore batte a quella voce
che chiede tregua dai continui affanni.
Il fiume della vita scorre lesto
lasciando il suo ciarpame sulla sponda
però talvolta proprio in mezzo all’onda
un gorgo o una voragine si attesta.
Ma sulla riva danzano le donne
con i lunghi capelli sparsi al vento
ed impudiche alzano le gonne
per quell’ora di festa.
Passa viandante, dimentica i dolori:
Venezia ride e muore nella notte
come un drogato giovane di anni
che abbia sbagliato a prendere la dose.
*
Ferrara mia, con le tue pietre rosse,
screpolate dai secoli e dal vento,
le tue basse case e i suoni attutiti
entro a deserti vicoli, la sera
ti riconsegna intatta ai miei ricordi
con il castello, il duomo ed i grifoni
a far la guardia ad ancestrali porte
che sembrano proteggere sentine
dove segreta vita prende forma.
Però di giorno più non ti conosco
si mescolano le etnie di ogni colore
a occupare gli spazi della sosta,
anche i negozi hanno cambiato aspetto
in mano tutti adesso agli invasori.
Mi sembra percorrendo le tue strade
di pronunciare un requiem ad ogni passo
qui c’erano il bar e il negozio dei cotoni,
qui il panificio in cui il sabato grasso
si compravano i crostoli con panna.
Anche gli uccelli non sono più gli stessi
solo rapaci dal gracchiare fesso
sopra la torre alta dei leoni.
Mi sento ora straniera,
e torno a casa col mio passo stanco.
Si accendono i lampioni: nella sera
vado sognando l’ippogrifo bianco.
5 risposte
Uno scrivere efficace, visionario quasi, dove si coglie l’amarezza per una terra che la poetessa considera violata, in cui i ricordi di un antico tempo sono ora contaminati da una modernità senza anima. Un intenso sentire, un continuo soffrire.
Grazie Lido, per il tuo commento sempre gratificante. Però quello che mi fa più piacere è sentirti perché forse significa che stai un pochino meglio. Lo spero tanto
Caro Pasquale, grazie per avermi “postata” e soprattutto per aver dato ancora vita al blog. E’ un modo indiretto per tenerci in contatto fra amici pochi ma buoni. Grazie ancora per tutto questo.
Nella sua pluriennale, assidua e prolificissima produzione artistica, Carla Baroni ha elaborato e affinato un linguaggio poetico non nuovo ma raramente, come nel suo caso, capace di raggiungere una compiutezza stilistica e un’efficacia espressiva così spiccate. La composizione pressoché ininterrotta di migliaia e migliaia di versi le ha permesso di ottenere una confidenza del tutto singolare con l’endecasillabo sciolto: leggerla è coinvolgente e insieme facile e piacevole.
Non dirò che Carla è una grande poetessa, non mi interessa nel suo caso ( e forse non interessa nemmeno a lei), ricorrere a iperboli e confronti.
Dico però che è una poetessa vera, una che scrive per il piacere e per la necessità di farlo.
Una che unisce al talento naturale un bagaglio letterario di prim’ordine.
Caro Luciano, dirò come ho detto per Lido che più del commento positivo mi fa un enorme piacere sentirti di nuovo. Mi è molto mancato in questi mesi estivi il contatto indiretto con gli amici, i pochi amici che ancora conservo. Spero che si faccia vivo qualcun altro. A te un grazie sincero e un abbraccione.