Burchiello e i “Nominativi…”

 

DOMENICO di GIOVANNI
detto BURCHIELLO

 

Nato a Firenze del 1404, Burchiello tenne una bottega di barbiere. Antimediceo e legato alla famiglia Albizi. Costretto all’esilio, riparò prima a Siena, poi a Roma, dove aprì un’altra bottega di barbiere e dove morì in miseria nel 1449. Fu autore di versi che si inseriscono nel filone poetico comico-realistico, satirico, allusivo e parodistico, con spiccata tendenza al nonsense. Perciò il lettore non si affanni a cercare riscontri e significati precisi e puntuali, ma si lasci guidare dalle parole, carpendone l’aspetto fonico e, laddove possibile, simbolico.

*

NOMINATIVI FRITTI

Nominativi fritti, e Mappamondi,
E l’Arca di Noè fra due colonne
Cantavan tutti Chirieleisonne
Per l’influenza de’ taglier mal tondi.[1]

La Luna mi dicea: che non rispondi?
E io risposi; io temo di Giansonne[2],
Però ch’i’ odo, che ’l Diaquilonne[3]
È buona cosa a fare i capei biondi.

Per questo le Testuggini, e i Tartufi
M’hanno posto l’assedio alle calcagne,
Dicendo, noi vogliam, che tu ti stufi.

E questo fanno tutte le castagne,
Pe i caldi d’oggi son sì grassi i gufi,
Ch’ognun non vuol mostrar le sue magagne.

E vidi le lasagne
Andare a Prato a vedere il Sudario,
E ciascuna portava l’inventario.

Domenico di Giovanni

 

[1]  Piatti mal riusciti.

[2] Giasone

[3] Prodotto per imbiondire i capelli.

***

Altri scritti dello stesso autore:

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email

4 risposte

  1. La Fanfola è un componimento poetico “metasemantico”, dove le parole non hanno un significato ben individuabile, preciso, ma sono piuttosto “articolazioni verbali” che, più che portare un significato unico seguendo le regole della lingua, vanno dietro al loro “suono” e indirizzano a molti significati arbitrari, intuiti o suggeriti, per ammiccare a qualcosa di liquido, indefinibile, ma pur sempre abbastanza coerente, da delimitarne l’ambito e il contesto. Qualcosa insomma che, pur restando sepolto nel mistero di una parlata “assurda”, lascia intravedere un qualcosa di nascosto e non meno reale.
    Questo contrasto dovrebbe condurre al riso, al dileggio o, comunque, ad una descrizione inconsueta, ma pur sempre vivace, di una realtà “altra”, non impossibile, che si riflette, deformandosi, nello specchio dello scherzo e della fantasia. Mi sono dilettato a scriverne qualcuna anch’io. Questa, per esempio, che vagamente rimanda a un incontro amoroso. Sempre che qualcuno ve lo scorga…

    Fanfola amorosa

    Forse perché del ganzobirre il core
    preme schiumante e freme alle stoccate
    e spermica, schiottante, sull’amore,
    molte n’ha già consunte ed incintate.

    Lo spirto si rallenta; il fermitore,
    che s’incappuccia all’uopo, le fermate
    più non risente, e sbrigiola in calore:
    quattro n’ha messe insieme ed incacchiate.

    Ma sopravviene poi lo svergamento
    che tutto spenge e penzola sbrillato
    e al fiato corto assurge il finimento.

    Così d’ogni fortor diseredato,
    ritorna mesto; si accovaccia a stento
    tra le lane del ceppo, ringrinzato.

    1. La tua bravura, Lido, è fuori discussione. Ma questa “Fanfola amorosa” è racchiusa in un ambito semantico così tramato di fitte rispndenze che non lascia spazio ad altre interpretazioni oltre a qualla annunciata dal titolo. Siamo di fronte a un “hortus conclusus” linguistico che detta con chiarezza la lettura e l’interpretazione del testo, contrariamente a ciò che produce la tecnica del nonsense nel brano proposto. Del tuo testo la strofa più convincente, sotto questo profilo, è la prima, a mio parere. Poi un graduale svelamento rende tutto più evidente, facendo di fatto svanire quel baluginio semantico o, se vuoi, quell’oscurità che deve invece tenerci sospesi e incerti fino all’ultimo.

      1. Hai ragione. Ad un certo punto il “senso” ha strangolato e sepolto il “non senso”. E una deformazione voluta è meno interessante di una storpiatura che trova esclusivamente nel mistero fonetico la sua forza. Buona Pasqua a tutti.

  2. Caro Lido, grazie di animare un po’ con la tua verve le proposte scolastiche di Pasquale che ci propina le vecchie antologie dei nostri tempi, tutti pezzi validissimi ma obsoleti. Tuttavia questa fanfola non era tale perché troppo esplicita nel contenuto molto goliardico. Sono sicura che sai fare di meglio. Ne aspetto una più consona al tipo di componimento. Intanto buona Pasqua anche a te e a tutti i lettori del blog.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza