Agnolo Ambrogini, il Poliziano: La “Ballata delle rose”       

 

   IL POLIZIANO

        La “Ballata delle rose”      

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino
di mezzo maggio in un verde giardino.

Erano intorno vïolette e gigli
fra l’erba verde, e vaghi fior novelli,
azzurri, gialli, candidi e vermigli:
ond’io porsi la mano a côr di quelli
per adornare e mie’ biondi capelli,
e cinger di ghirlanda el vago crino.

Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo,
vidi le rose, e non pur d’un colore;
io colsi allor per empier tutto el grembo,
perch’era sì soave el loro odore
che tutto mi senti’ destar el core
di dolce voglia e d’un piacer divino.

I’ posi mente quelle rose allora:
mai non vi potrei dir quanto eran belle!
Quale scoppiava dalla boccia ancora
qual eran un po’ passe e qual novelle.
Amor mi disse allor: “Va’ co’ di quelle
che più vedi fiorire in sullo spino”.

Quando la rosa ogni sua foglia spande,
quando è più bella, quando è più gradita,
allora è buona a mettere in ghirlande,
prima che suo bellezza sia fuggita.
Sì che, fanciulle, mentre è più fiorita,
cogliàn la bella rosa del giardino.

 Agnolo Ambrogini, detto  il Poliziano

 ***

 

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3 risposte

  1. Celeberrima, E a piena ragione. Perfetta: sia nella struttura metrica sia nella musicalità. La dolcezza infinita di queste sestine, la delicatezza della descrizione… tutto contribuisce a creare una atmosfera di sogno, ove la forma diviene contenuto e tutto si amalgama in una carezza che tocca l’anima e la nutre.

  2. Caro Pasquale, mi fai tornare con Cielo D’alcamo e il Poliziano ai tempi della mia adolescenza, tredici anni, prima liceo scientifico. Non sono molto legata a questi componimenti perché di solito quello che ho fatto a scuola, quello cioè che mi è stato imposto, mi ha sempre – tranne in rarissimi casi- lasciato indifferente. E a questi poeti ho sempre preferito il sanguigno Cecco Angiolieri con le sue invettive senza peli sulla lingua. Anche questo periodo della mia vita è stato amorfo senza ricordi emotivi salienti se non il taglio delle lunghe e odiate trecce per consentirmi di pettinarmi da sola dovendo poi essere ricoverata all’Istituto Ortopedico Rizzoli dove mi avrebbero operato alla gamba colpita dalla poliomielite. E quello sì, fu un giorno di festa.

  3. C’è un’elegantissima semplicità, uno stile inconfondibile, puro e rigoglioso, nei versi in volgare del Poliziano, umanista ed erudito di gran vaglia.

    “Ben venga maggio
    e ’l gonfalon selvaggio!
    Ben venga primavera,
    che vuol l’uom s’innamori:
    e voi, donzelle, a schiera
    con li vostri amadori,
    che di rose e di fiori,
    vi fate belle il maggio,
    venite alla frescura
    delli verdi arbuscelli.
    ………..’

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