Sebastiano Vassalli, Due poesie

 

 

SEBASTIANO VASSALLI

Ironia, sarcasmo e vis polemica nei versi seguenti.

*

La poesia oggi

Ci sono persone ovunque, anche in questo paese,
Che siedono attorno a “tavole rotonde”,
Che prendono e danno premi, che scrivono
“La poesia oggi” oppure “la funzione del poeta”.

Della funzione del poeta non saprei dire nulla;
La poesia oggi – questa sì, io la posso indicare,
Sta nei grandi magazzini, nei settimanali illustrati,
Nella pubblicità al cinema, nelle facce della gente

Che vede le famose cortigiane, gli animali lussuosi e splendidi
Che instillarono nel cuore del “poeta” l’Ideale lontano,
Per cui in milioni morirono o delirando vissero,
Passare dalla saponetta al vinello toscano

All’abito già pronto, imprimersi in suggello
D’un amore lontano su birra o su profumo
Risciacquar pavimenti o sturare un lavabo
– La gente guarda e tace, entra al supermercato.

(sta in Alfonso Berardinelli, Franco Cordelli, Il pubblico della poesia, Nuova edizione, Castelvecchi Editore, Roma 2015)

*

Ed è subito festa

C’è tanta gente che scrive poesie, o per lo meno ne ha scritte.
Forse da ragazzo l’avvocato Agnelli Giovanni, quello della
Fiat, forse il presidente Nixon, sicuramente John Kennedy.
Suddividiamo dunque i “poeti” in tre categorie distinte.

C’è l’Ineffabile che scrive parole come usignolo, tormento,
L’Imponderabile che dice “la mutazione del clinamen”,
L’Irresponsabile che sperimenta nuovi grovigli sintattici.

A queste categorie  se ne aggiungono altre novissime:
Che pasticciano con colla altoparlanti trombette
Tubi gonfiati fiammiferi stelle filanti fonografi.

Tutti costoro per varie vie riforniscono del più perfetto
Alibi i vecchi ed i nuovi padroni, mostrando alla gente
Che ancora nel mondo si pensa ci si diverte si sogna

Si vive sragionando si soffre ci si tormenta trafitti
Da una sciatica, da un debito da un raggio di sole,
Ci si umetta il dito per computare lo spicciolo,
Senza conoscer né tori né fichi, ed è subito festa.

 

(sta in  Poesia degli Anni Settanta, a cura di Antonio Porta, con prefazione di E. Siciliano, Feltrinelli, Milano 1979)

Sebastiano Vassalli

*

Nota biobibliografica

Nato a Genova nel 1941, si trasferì a Novara, dove trascorse la sua vita. Laureatosi a Milano con una tesi dal titolo “La psicanalisi e l’arte contemporanea” -relatore Cesare Musatti- , si dedicò per qualche decennio all’insegnamento e, contemporaneamente, visse l’esperienza della Neoavanguardia. Indirizzò poi il suo interesse al giornalismo e soprattutto alla scrittura in prosa (narrativa). Morì a Casale Monferrato, 26 luglio 2015. Tra i suoi titoli più importanti: La notte della cometa.  Torino, 1984; La chimera, Torino, 1990; Marco e Mattio, Torino, 1992; Il cigno, Torino, 1993; La morte di Marx e altri racconti, Torino, 2006; Il robot di Natale e altri racconti, Novara,  2006; Un nulla pieno di storie, con Giovanni Tesio, Novara,  2010; Terre selvagge, Milano, 2014.

 

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6 risposte

  1. Mah…pensavo che uno che scrive per esprimere con ironia la propria opinione su cosa sia oggi la poesia sapesse almeno scriverne lui una decente! ” Decente” dal mio modesto ( ma onesto) punto di vista naturalmente…Di sicuro ci vuole un esperto per dirlo, ma, dal canto mio, mi permetto di dubitare che questo scritto di Sebastiano Vassalli sia qualcosa di più di una chiacchierata su carta. Per me ha fatto bene a dedicarsi al giornalismo ed alla scrittura in prosa.

  2. Un’inguaribile polemista Sebastiano Vassalli, uno spirito libero, ribelle,un cane sciolto,ma con intelligenza, con una capacità di rappresentazione tematica acuta e onnicomprensiva.
    Qui per due volte parla di poesia.
    Nella prima coglie nel segno individuando nella pubblicità il moderno collettore comunicativo universale, poesia compresa.
    Affronta la seconda con piglio trattatistico per poi sconfinare, citando Quasimodo, nel calembour di parodia.
    Si dica quel che si vuole di lui, sarà
    eccessivo, sarà persino vanesio nell’ esibire la sua implacabile mordacità ( però che leggerezza d’ironia…), ma a me Vassalli sembra un satirico di qualità,
    in chiave moderna ma nella grande tradizione degli Orazio e dei Marziale.

  3. Non la ritengo poesia. Una sorta di… metalinguaggio dela poesia, per esprimere pareri, valutazioni ironiche, disincantate. Con una scoperta critica verso tutti coloro che cercano di fare poesia o si sentono attratti dalla poesia. A mio modesto parere un polemico pistolotto che nulla toglie a chi sente il bisogno di esprimere sentimenti in versi. la “Poesia” è, come ogni forma d’arte, misteriosa e ingannevole. Può vestire panni dimessi o sfolgorare di luce. La sua natura è sfuggente, fragile, cangiante. Inutile discorrerci troppo sopra, rilasciando giudizi e patenti di idoneità. Non tutta la produzione poetica riportata sui libri di scuola o su riviste letterarie, anche vestita del blasone della critica più pregiata, o consacrata dal tempo, risulta a mio parere degna. E, tuttavia, anche in un solo verso di un ignoto compositore o di un bambino si può scoprire spesso una gemma. la Poesia, in definitiva, non vuole “giudici”, ma cuori aperti a riceverla, o il silenzio, sempre rispettoso, per chi si espone e mette a nudo le proprie impressioni e i propri sentimenti.

  4. Invece a me queste poesie sono piaciute moltissimo perché differenti dalle altre colme di struggimenti, nostalgie, tormenti che affollano i concorsi e sembrano fatte con lo stampino del batik. La poesia è un genere letterario più incisivo degli altri che non deve essere necessariamente fonte di commozione ma uno dei tanti modi per esprimere una gamma vastissima di pensieri.

  5. Che i testi di Vassalli, come osservano Lidia e Lido, abbiano poco a che fare con i moduli e i modi della poesia di tradizione è sicuramente vero.
    I suoi versi, se così si possono definire, sono brucianti e mordaci più nel contenuto che nella forma che manca della sintetica scolpitezza propria del linguaggio poetico e appartengono più alla prosa giornalistica di taglio polemico che alla poesia satirica propriamente detta.
    Nondimeno sono ispirati da un’intelligenza superiore.
    L’analisi che fanno della realtà è acuta e impietosa.
    La loro forza percussiva e il loro effetto caustico verso le manchevolezze, le contraddizioni e le incongruenze umane sono devastanti.
    Ripeto, per me un grande satirico.

  6. Uno stilema pungente e fuori dal coro, adatto a dire quel che dice. Versi pronti a ferire ma che al tempo stesso richiamano all’attenzione, a stare in guardia, proprio come in un duello, in questo caso tra ideale e mistificata realtà. Una voce capace di battersi senza esclusione di colpi, contravvenendo sì alle regole della metrica, ma senza finzione, sfoderando un coraggio che non teme la luce del sole.

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