Carla Baroni, Quattro poesie

CARLA BARONI

Collaboratrice di Glosse alla vita

Autrice che ha al suo attivo circa trenta volumi di poesia. E altri di prosa varia.
La proposta odierna è variegata sotto il profilo dei sentimenti, come chi legge può agevolmente constatare. (P. B.)

***

Questa è la tua stagione 

A te ritorno, ombra di settembre,
quando l’acacia ad ardere incomincia.
Questa è la tua stagione – lo ricordi? –
coi rossi e gli ori a pendere dai rami
e l’uva già brunita nella vigna.
Moriva sopra il muro la vitalba
nel tiepido pallore della sera,
moriva la natura a poco a poco
di un sonno quieto senza alcun rumore.
A te piaceva la malinconia
dell’autunno incombente, di un’attesa
che si faceva bozzolo di seta
di un bruco pronto a divenir farfalla.
Cantavi, la speranza era nel cuore,
avresti risalito la corrente
come storione che ricerca il nido.
Ed era questa la tua forza, credere
in un domani nuovo, le stagioni
avevano recato stenti frutti
ma poi alla fine ci sarebbe stato
un fuoco intenso, ricco di bagliori.
Così a me sembrava, ero bambina,
non avvertivo
nella tua voce limpida il dolore
di “La mamma morta” dell’Andrea Chénier.
Ora che il goffo bruco mai le ali
ha messo a quel suo corpo disgraziato
io, che sono tua figlia, amo l’autunno
col lento andare delle sue giornate.
E sogno un rogo, un rogo grande, immenso
in cui Michele l’Arcangelo, la spada
alta levando, a te mi ricongiunga.

*

Una finestra aperta sul dolore

Non voglio più soffrire: ricordare
è una finestra aperta sul dolore.
Vedo mia nonna con le vesti nere
del lutto che portò tutta la vita
arrampicarsi sull’erta del monte
alla ricerca della sua dolina
e lì gettarvi un fiore, un solo fiore.
Per anni
fece mia nonna il suo pellegrinaggio
finché più non la ressero le gambe
e allora pianse, finalmente pianse
e raccontò del figlio ancor ragazzo
del quale fu la sola unica colpa
d’essere nato in terra di conquista.
E lo vide strappato alla sua casa
inerme, con lo sguardo suo fanciullo
a cercar gli altri
che nascosti il respiro trattenevano.
Fu una spada piantata dentro al cuore
una tabe coperta dal silenzio
che col tempo si era ingigantita
non averlo difeso, non averlo
nell’avverso destino accompagnato…
No, più non voglio soffrire: il ricordo
è una finestra aperta sul dolore.

*       

 Marietta

Nell’equazione triste di un sorriso
c’era Marietta, la gonnella corta
i capelli castani sopra il viso
e la maglietta a righe sempre storta.

Marietta era la serva all’osteria
puliva i pavimenti e i tavolini
mesceva a volte il vino in allegria
e cucinava a lesso i cannellini.

Giovane era ed anche se di mente
era un tantino forse ritardata
piaceva per quel fare da malata.

Così senza pensar con un cliente
a letto terminava la nottata.
Ora di sette figli è la nidiata.

*

 Il tango

Mi piaceva di più se si credeva
che le mosche nascessero dal fango,
ora si crede che ballando il tango
diventi passionale ogni qual Eva.

Il vecchio anchilosato col barbone
stringe al petto la dama ischeletrita
e la mano le tiene con le dita
ma quella, a tanto ardir, non si scompone.

Egli pensa d’avere fatto colpo
e le si avvinghia addosso come un polpo,
sogna amplessi focosi, poi, a go-go

anche se per l’età molto non può.
Lei invece il suo cuore ha consegnato
al danzator di gruppo palestrato.

Carla Baroni

 

***

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8 risposte

  1. Grazie, Pasquale, per avermi messo in evidenza. Tuttavia vorrei fare presente a coloro che mi leggeranno che la lirica “Una finestra aperta sul dolore” fu ideata per un concorso a tema e quindi è una pura invenzione letteraria. Questa precisazione è importante per ribadire – cosa che ho sempre fatto – che la poesia è una forma di scrittura come un’altra con cui si possono narrare situazioni diverse non necessariamente appartenenti al proprio vissuto. Se mi si attribuisse tutto quanto ho scritto in prima persona starei fresca soprattutto i vari amori che sono spesso oggetto della mia vastissima produzione. Ma non sempre posso piangermi addosso e quindi lascio libera la fantasia. Ancora grazie!

  2. Ecco…a me la poesia piace così : mi piace che non ci voglia l’interprete per capire quello che il poeta intende dire, che lo scritto sia senza arzigogoli, specie se fatti ad arte proprio per apparire “ ermetici”. Uno che di poesia se ne intendeva disse che la semplicità è un punto di arrivo… e così è . Può darsi benissimo che per capire certe liriche ci voglia una preparazione che io non ho e a mia “ difesa” posso solo portare un ragionamento terra-terra : il “poeta “ scrive per sé o per comunicare qualcosa agli altri? Perché se scrive per sé lo faccia come gli va e le sue poesie se le legga da solo, ma se scrive per dire agli altri abbia la cortesia di parlare in modo che chi legge non debba ricorrere alla chiromante.
    Queste poesie le ho lette volentieri; non avrei mai pensato che ” Una finestra aperta sul dolore” fosse su tema dato 🙂 , l’ho creduta frutto di una vera esperienza. E’ ammirevole che Carla abbia svelato che invece il contenuto è invenzione; non era tenuta a dirlo, la cosa non rende i versi meno belli , ma la poetessa ha dimostrato onestà e rispetto per la Poesia in sé, come arte, e per il lettore.
    Ottima la scelta da parte del Prof. Balestriere di questi versi che ci mostrano temi ed atmosfere differenti : nella prima l’endecasillabo sciolto per narrare la malinconia dell’Autunno . Lo sguardo è rivolto al passato e tutto è immerso nella dolcezza e nel rimpianto per le cose perdute e per quelle mai avute, tipico di chi sente di non aver mai “messo le ali.“…” Sono tua figlia” dice la poetessa rivolgendosi alla madre- da lei ha probabilmente ereditato anche questa predilezione per la stagione autunnale- e ce la presenta come una donna forte, disposta a qualsiasi sacrificio, mai incline ad arrendersi, così come lo storione che risale la corrente, una donna sempre piena di speranza o che almeno così cercava di apparire per amore della sua bambina. E’ il ricongiungimento con questa figura così essenziale la vera meta alla quale pare tendere la poetessa.
    E poi ancora l’endecasillabo per i due sonetti, forma classica ma con un tocco di modernità nel cambio di rima nelle quartine : Due figure umanissime : Marietta, dolce, semplice e “ sempliciotta”…una figurina per me amabile, dolcissima, toccante , pura per quell’innocenza che sa l’amore ma non sa il peccato e che dunque non può essere macchiata. Nell’altro appare l’aspetto più simpatico del carattere di Carla , la parola spiritosa, la strizzatina d’occhio : due figure che suscitano sentimenti diversi, com’è inevitabile in questi casi : una risatina nascosta per questo vecchietto che vorrebbe darsi da fare e sogna amplessi tipici “ del bel tempo che fu, mentre la femme fatale , ischeletrita ma non per questo meno ardente pensa al palestrato, e la tenerezza per queste umane debolezze così comuni a tutti e, grazie a Dio, così innocue!

  3. Due sono le caratteristiche dominanti della poesia di Carla: la chiarezza e la semplicità di espressione e poi la straordinaria confidenza con l’endecasillabo, verso dal quale la poetessa sa trarre partito sia in termini di sintesi concettuale che, soprattutto, di musicalità. Cadenza che, di tanto in tanto, opportunamente, interrompe e varia con versi brevi (ternari, quinari, settenari).
    Leggere le sue poesie è agevole e piacevole, requisiti questi che oggigiorno, visto i tempi che corrono, sono sempre più rari.

  4. Uno scrivere pulito, limpido, ma non banale. Le idee e le immagini, le vicende narrate – realmente accadute o fantasticamente costruite – si compongono in una narrazione spontanea e coinvolgente, velata di sottile mestizia, dove il ricordo diviene condizione dl vita, tuttora presente. Bellissimo l’incipit: a te ritorno, ombra di settembre,/ quando l’acacia ad ardere incomincia. – Come: moriva sopra il muro la vitalba / nel tiepido pallore della sera. – Quanto ti sento prossima in questi versi, Carla! La natura che si dà un’anima, si fa sentimento e colore, si congiunge nel cuore di chi la sa leggere e a questo partecipa. E anche l’invenzione denunciata come tale, non per questo perde forza e valore poiché la fantasia – quella che crea e sogna – é un motore potente, un fiore gagliardo che cresce con le radici nell’aria. Graziosi i due sonetti, perfetti nella struttura e originalissimi nel contenuto.

  5. Cari Lidia, Lido e Luciano, grazie, grazie, grazie. Ero certa che mi avreste commentato favorevolmente anche se vi avessi presentato una pagina dell’elenco telefonico perché siete degli amici, dei veri amici. Tuttavia adesso sto tentando di cambiare un po’, di essere meno leggibile per dar adito a interpretazioni diverse ossia che il testo sia un abito che veste più taglie. Qualche volta ci riesco, molte altre no. D’altronde avendo pubblicato 34 libri di poesia, alcuni dei quali molto corposi ed essendo in procinto di pubblicare il trentacinquesimo è assai facile per me cadere nel deja vu. Inoltre le poesie un tantino criptiche pubblicate recentemente da Pasquale mi hanno “intrigato” molto, mi sono piaciute e desidererei essere meno prevedibile e scrivere alla stessa stregua. Smetto perché sto crollando letteralmente dal sonno facendo spesso notti in bianco per piccoli disturbi. Ancora grazie!

    1. Ci tengo a dirti questo Carla : ti stimo e ti sono amica, ma non ti avrei mai commentata positivamente se tu non mi fossi piaciuta davvero e tanto…te l’avrei detto perché con gli amici non si deve fingere. La tua è una voce limpida, chiara che pronuncia parole vere a rivestire sentimenti veri e questo non è così scontato qui su fb.

  6. Cara Carla, non mi conosci bene. Se il tuo scrivere non mi fosse piaciuto, magari per amivizia e cortesia, non lo avrei palesato direttamente scrivendo, ma semplicemente avrei evitato di scrivere. Idem quindi come Lidia. Un caro saluto.

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